La MAKO è l’ultima opera del mio atelier e s’ispira all’eleganza ed aggressività degli squali.

Mako Reventon trae il nome dalla sua esclusiva colorazione.

Il grigio satinato della mitica Lamborghini Reventon ricopre le carene lasciando intravvedere il kit full carbon di nuova produzione.

Carenature realizzate con la tecnica aeronautica denominata Infusione (o VIP – Vacuum Infusion Process) è una tecnologia produttiva per i materiali
compositi che utilizza la differenza di pressione che si crea tra la depressione creata dal
vuoto, e la pressione atmosferica, per far fluire la resina all’interno del laminato.

Il risultato è quello di ottenere pezzi estremamente leggeri e performanti, il massimo per coniugare estetica esclusiva e leggerezza d’insieme, per trasformare la propria Ducati 999 /749 in un’arma formidabile tra i cordoli o sulla vostra strada di montagna preferita.

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Lo squalo mako (Isurus oxyrinchus), splendido predatore già descritto nel 1952 da E. Hemingway in un toccante conflitto tra uomo e animale, risulta attualmente essere uno dei più veloci e potenti squali conosciuti.. Questo animale riesce a solcare i mari all’incredibile velocità di 70 km/h e fuoriuscire dall’acqua con balzi che lo sollevano completamente fino a 5 metri di altezza! Lo squalo Mako è uno squalo solitario, oceanico, il più veloce del mondo, potenzialmente pericolosissimo ma di cui non si registrano attacchi all’uomo vista la sua frequentazione solo pelagica. Un po’ come una moto potentissima che però gira solo in pista o su strade deserte dove non può nuocere a nessuno.. Per ogni opera che realizzo traggo ispirazione da un animale totemico che uso come guida per lo sviluppo dello stile e per l’evoluzione stessa delle forme, lo squalo è uno degli animali che meglio incarnano il concetto di velocità ed eleganza, sono antichissimi eppure hanno dei tratti immutati nel tempo, quasi come fossero formalmente perfetti sin dalla loro prima comparsa sulla terra. Questa nuova “muscolatura”, fatta di cartilagine e pelle abrasiva, riveste in maniera diversa e inattesa la base meccanica della Ducati 999. Su questa motocicletta ho già avuto modo di confrontarmi nel 2006, presentando come tesi di laurea in Scultura la Desmo 8 (infinito) moto che è stata fonte di ispirazione per case motociclistiche blasonate.

La base meccanica è sostanzialmente standard, ad esclusione dello scarico completo in acciaio inox e terminali omologati in fibra di carbonio, realizzato su mie specifiche dalla Mass di Antonio Saitta, la centralina rimappata per compensare la maggiore portata d’aria dei convogliatori dell’airbox muniti di filtri più permeabili della Ducati Performance.

Tutte le sovrastrutture originali, ad eccezione del parafango anteriore, sono state eliminate per modellare direttamente sul telaio e meccanica le nuove carenature. La tecnica costruttiva scultorea prevede l’applicazione di piccoli quantitativi di argilla che vanno via via a delineare i volumi generali, con lame e mirette si definiscono le superfici, e con la tecnica dei punti si ricrea la parte speculare.
La simmetria finale si perfeziona poi una volta che dai calchi in gesso a perdere si estrae il primo pezzo in vetroresina, attraverso levigatura e sovrapposizione di stucchi poliestere.

A livello formale ho voluto modellare un cupolino estremamente contenuto nel volume caratterizzato come sulla Desmo Infinito da un aggetto laterale importante, in grado di canalizzare meglio l’aria in direzione delle prese d’aria dell’airbox, aperte come se fossero le fauci stesse dello squalo, il “muso” come nella famiglia dei Lamnidi è tipicamente spigoloso ed appuntito, atto a fendere meglio l’aria.
La vista laterale è caratterizzata dalle corte carene che avvolgono la stretta meccanica, coprendo parte dell’antiestetico impianto elettrico situato sul lato destro e lasciando completamente a vista il blasonato telaio a traliccio della Ducati.

Volevo che le carene fossero il più possibile aderenti, per massimizzare la resa aerodinamica e canalizzare meglio il flusso dell’aria ho modellato subito sotto i convogliatori dell’airbox due piccole appendici quasi fossero delle pinne pettorali stabilizzatrici. Il piccolo puntale inferiore ricalca la caratteristica forma del ventre dello squalo che va rastremandosi nella zona mediana con due appendici che incorniciano i carter motore.

Il serbatoio dalla capacità di 17 litri ospita al suo interno la pompa della benzina originale, il suo andamento curvilineo garantisce al pilota un migliore posizionamento del baricentro, che rispetto al serbatoio originale risulta più avanzato. La superficie del serbatoio è estremamente cesellata e ricca di spunti scultorei che potrebbero fare “vivere” tale elemento anche in assenza di tutte le altre parti. L’andamento a “colpo di frusta” della linea inferiore del codone, viene raccordato al serbatoio con due piccole pinne, rimarcando la natura scultorea e aggressiva della motocicletta.

La coda, con la sua diagonale, slancia la siluette caricando maggiormente la massa visiva anteriore. La Mako è ancora un prototipo, in futuro le carenature potranno essere replicate in serie limitata per chi desidera rendere unica la sua Ducati 999 e Ducati 749.